«Oggi il nostro pensiero è rivolto a Maria Cristina Gallo e ad un anno dalla sua scomparsa, Mazara del Vallo, ne custodisce il ricordo ma soprattutto ha il dovere di raccogliere la lezione che ci ha lasciato.
La sua storia ha superato i confini della nostra città portando all’attenzione dell’opinione pubblica una vicenda dolorosa che non può e non deve essere dimenticata. Ma il messaggio che ci lascia Cristina va ben oltre la sanità. Riguarda tutti noi, il modo in cui viviamo, le scelte che facciamo e la società che vogliamo costruire.
Cristina ha avuto il coraggio di trasformare una sofferenza personale in una battaglia collettiva. Ha lottato perché nessun altro dovesse trovarsi nella sua stessa condizione. Ha messo il bene degli altri davanti alla propria storia dimostrando che il senso più alto dell’impegno civile è non voltarsi dall’altra parte. Una comunità cambia davvero quando smettiamo di chiederci soltanto che cosa possiamo ottenere e cominciamo a domandarci che cosa possiamo dare.
Lavorare per una sanità migliore è un impegno da portare avanti quotidianamente e una sfida che riguarda tutta la città. Cristina l’ha iniziata e noi abbiamo il dovere di continuarla. Per questo l’intera Amministrazione sarà al fianco della neo-associazione C.R.I.S. in tutte le sue iniziative sostenendo il lavoro sulla prevenzione e l’impegno per cambiare un sistema che ha bisogno di risposte concrete. La battaglia è la battaglia di tutti noi.
Come Città di Mazara del Vallo vogliamo anche ricordarla per il suo instancabile lavoro tra i più piccoli. Cristina credeva nella cultura, nella conoscenza e nella possibilità di offrire ai bambini strumenti per crescere liberi e consapevoli. Per questo oggi dedichiamo, alla sua memoria, la sala lettura della Biblioteca comunale ed anche l’illuminazione in rosa dell’Arco Normanno vuole essere un segno visibile di memoria e di impegno per il diritto alla salute.
Oggi ricordiamo Cristina, ma non basta. Dobbiamo provare a essere, ogni giorno, una comunità un po’ più simile a quella in cui lei credeva cioè più giusta, più solidale, più attenta agli altri.
È questa la responsabilità che abbiamo nei confronti della sua memoria. Ed è questa l’eredità che dobbiamo custodire.»
comunicato stampa

