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Buona festa di Maria Ss. Assunta. Il messaggio di don Favata

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Questo tempo rovente, in piena estate, è segnato da vacanze, – mare o montagna, famiglie riunite, spensieratezza, gustando piatti semplici ma prelibati -, e da fatti di cronaca che ci inquietano quotidianamente e ci tolgono il fiato: da un lato i popoli segnati dalla barbarie della guerra che incalza in tutta la sua ferocia, – morti, desolazione, devastazione, lacrime, fame, sete, fughe -, dall’altra l’ennesimo viaggio della speranza di tanti fratelli e sorelle che fuggono disperati dalle ingiustizie sociali e dalla guerra, anelano al sogno di una vita migliore da poter realizzare lontano dalla loro terra martoriata, ed invece trovano una morte scellerata nelle acque del Mediterraneo, compresa una neonata, un innocente!

Dignità ferite, calpestate, private a milioni di persone dinanzi all’indifferenza, o all’ipocrita sollecitudine, della classe politica e, forse, anche nostra! Non possiamo rassegnarci silenziosamente a questi disastri, a questi massacri, a questi genocidi; non possiamo accettare di avere un cuore insensibile, indifferente, anestetizzato!

Il grido potente di tutti questi fratelli e sorelle sale a Dio come preghiera incessante ed inarrestabile, deve scuotere le nostre coscienze sopite, indurci ad una preghiera di intercessione e di riparazione, assumere gesti concreti di solidarietà e di condivisone: tutti, come buon Samaritano, dobbiamo vedere, fermarci, chinarci e prenderci cura gli uni degli altri. Dove non c’è compassione, un amore viscerale che fa vibrare il cuore e lo porta verso l’altro, si instaura l’idolatria dell’indifferenza e del menefreghismo, della superbia e della prepotenza, della ricchezza bramosa che mortifica chi fatica a vivere dignitosamente.

L’umanità nuova, dove regna invece la legge della fraternità, non può più attendere: “questa è l’ora dell’amore”. Ignorarci ed ignorare ciò che accade attorno a noi significa renderci complici del “drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra”. Dinanzi al drago sta la “Donna dell’Apocalisse”, Maria, che “partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono”: in Gesù, il figlio di Dio e il figlio di Maria, “si è compiuta la salvezza”. “La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio”: anche oggi Dio, in Gesù, si prende cura di noi. Gesù è il nostro rifugio e la nostra salvezza. Maria, con la dolcezza e la fermezza della sua divina maternità, sprona questa umanità, ferita e malata, che ancora oggi si mostra sorda all’invito di Dio alla conversione.

Noi cristiani, figli del Risorto, e dunque figli della Luce, oggi contempliamo tutta la bellezza, non intaccata dal tempo e dal peccato, della Vergine Maria assunta in cielo, accolta cioè dal Padre, da Colui che l’ha scelta e resa, nello Spirito, Madre del Figlio e Madre di tutta l’umanità: “in Cristo tutti riceveranno la vita”. La festa odierna che ci fa guardare a Maria, “segno di consolazione e di sicura speranza”, è un’anticipazione e una pregustazione di quella promessa di vita piena che Dio offre a tutti coloro che credono in Lui e che qui, su questa terra, non riusciamo a realizzare per il nostro peccato. Maria è, dopo Cristo, Colei che sperimenta l’assoluta fedeltà di Dio: per questo canta, esulta, gioisce, a nome anche di tutta l’umanità, e ci ricorda nel Magnificat che siamo custoditi dal Suo amore senza limiti.

“È necessario infatti che egli – Cristo – regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi”.

Buona festa

don Antonino Favata

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