All’inizio del nuovo anno c’è un desiderio profondo che abita il cuore di ciascuno: che la vita sia custodita, resa più vera, più buona, più luminosa, più serena e più pacifica.
“Anno nuovo, vita nuova” non è un augurio di circostanza, ma una speranza affidata a Dio, alla sua benedizione che accompagna il cammino dei nostri giorni, perché siamo preziosi ai suoi occhi, sua ricchezza: suoi figli.
La prima lettura della Messa ci consegna una parola semplice e decisiva: “Il Signore ti benedica e ti custodisca”. La novità non nasce anzitutto dai nostri sforzi, ma da una presenza che ci precede e ci sostiene, da uno sguardo che veglia su di noi. Essere custoditi dal Signore significa poter attraversare il tempo con fiducia, sapendo che la nostra vita è nelle sue mani.
Il Vangelo ci presenta Maria come colei che sa accogliere e custodire: “Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Il verbo evangelico suggerisce anche che Maria considerava, cioè metteva insieme gli eventi, li rileggeva alla luce di Dio, senza fermarsi alla superficie di ciò che accadeva. Considerare significa non subire il tempo, ma abitarlo con sapienza, imparando a riconoscere la presenza del Signore anche dentro ciò che non comprendiamo subito.
Nel silenzio e nella quotidianità, Maria ci insegna che la vita nuova germoglia da un cuore che ascolta, che non disperde, che sa custodire e considerare gioie e fatiche, luce e ombra, affidandole al Signore. È questo lo stile del sacrificio cristiano: non anzitutto rinuncia o perdita, ma rendere sacro ciò che viviamo, offrendo a Dio il tempo, le relazioni, il lavoro, le prove e le speranze. La vita quotidiana, così, diventa luogo di incontro con Lui.
Nel Te Deum di fine anno Papa Leone ci ha ricordato che il tempo che ci è donato è una responsabilità da vivere con gratitudine e impegno. Non possiamo delegare ad altri il cambiamento che desideriamo: la vita nuova comincia dai piccoli passi di ciascuno, dalle scelte quotidiane, dal bene possibile che siamo chiamati a custodire e a seminare.
Anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo messaggio di fine anno, ha richiamato il valore della cura reciproca, ricordandoci che “nessuno si salva da solo” e che la speranza non è un’attesa passiva, ma “si alimenta con l’impegno quotidiano e con le scelte responsabili di ciascuno”. Custodire e considerare insieme la vita comune, il bene degli altri e il bene di tutti è il modo più concreto per costruire una comunità più umana e più solidale.
Con Maria chiediamo un cuore capace di custodire e considerare: le persone che ci sono affidate, il tempo che vivremo, i doni ricevuti e le attese che portiamo dentro. Che il Signore ci benedica e ci custodisca, faccia risplendere il suo volto su di noi e ci conceda il dono della pace.
Buon anno, davvero nuovo.
Don Antonino Favata
Cappellano dell’ospedale
e Parroco di Borgata Costiera

