Nell’ambito dei consueti controlli sugli enti locali, la sezione regionale della Corte dei Conti ha passato al setaccio praticamente i primi cinque anni dell’amministrazione targata Salvatore Quinci. Un lavoro di analisi che ha riguardato, nel dettaglio, i rendiconti 2020, 2021, 2022 e 2023 e i bilanci di previsione 2020, 2021, 2022 e 2023. Le risultanze di tale analisi sono state inserite in una relazione depositata lo scorso 9 luglio e già trasmessa al comune di Mazara del Vallo. Era da quasi 4 anni che i magistrati contabili non prendevano in esame la situazione finanziaria di Palazzo dei Carmelitani, da quando, cioè, nel 2021 aveva evidenziato alcuni profili di irregolarità contabile e criticità per gli equilibri di bilancio, ovvero la “famosa” questione del disavanzo multi-milionario pari a 33 milioni di euro. Nelle considerazioni introduttive, la Corte dei conti ha messo nero su bianco il fatto che “i risultati di amministrazione degli esercizi esaminati, anche se positivi, non coprono le quote accantonate, vincolate e destinate agli investimenti, con conseguentepersistere nel tempo di consistenti disavanzi di amministrazione” e ha rappresentato, inoltre, “la presenza di cospicui residui attivi in costante incremento nel tempo, a fronte di residui passivi di importo pari a oltre la metà del valore dei crediti”.Ciò nonostante, la Corte scrive che “nel periodo 2019- 2022 l’ente ha conseguito un notevole miglioramento nel risultato di amministrazione, ripianando il disavanzo per circa 14 milioni di euro, mentre a chiusura dell’esercizio 2023 emerge un peggioramento di 446 mila euro”.Sul fronte del cosiddetto “Fondo crediti di dubbia esigibilità” emerge una discordanza di oltre 4 milioni di euro tra l’ammontare calcolato per il 2023 dagli uffici comunali, pari a 107 milioni di euro, e quello calcolato dalla Corte dei conti, pari a 112 milioni di euro. A seguito di alcune verifiche e interlocuzioni con il comune mazarese, i magistrati hanno concluso sul punto rilevando “la non congruità” del fondo crediti per un ammontare comunque pari a 3 milioni e 700 mila euro. Altro capitolo affrontato dalla Corte dei conti è relativo al cosiddetto “Fondo rischi contenzioso e accantonamenti per debiti fuori bilancio”. In tale direzione, la relazione evidenzia che il comune ha provveduto ad accantonare quasi 6 milioni e mezzo di euro, a fronte di contenziosi, al 31 dicembre 2023, pari a oltre 36 milioni di euro ma che, “complessivamente, comunque, il fondo appare ben strutturato e il registro del contenzioso sufficientemente completo, non emergendo allo stato rischi evidenti per gli equilibri di bilancio”. Per quanto riguarda, poi, i flussi di cassa e la giacenzavincolata, la Corte osserva che “nel triennio 2021-2023 il comune di Mazara si è avvalso ripetutamente delle anticipazioni di liquidità poste a disposizione dall’istituto bancario svolgente il servizio di tesoreria” e “non ha rispettato l’obbligo dell’integrale restituzione a fine esercizio. Inoltre, secondo la Corte il comune avrebbe anche “attinto alle entrate a destinazione vincolata al fine di assolvere al pagamento delle spese correnti, non ricostituendole a consuntivo”. Risultati modesti sul fronte del recupero dell’evasione tributaria: le percentuali di riscossione, considerando il recupero evasione nel suo complesso,sono state del 22,69% nel 2021, del 25,73% nel 2022 e del 14,54% nel 2023.Riassumendo, dunque, nelle osservazioni conclusive la Corte afferma che, rispetto all’assunzione di misure idonee a superare le criticità riscontrate nel 2021, persistono “alcune medesime criticità finanziarie oggetto di analisi”. Innanzitutto, l’ente è in ritardo nell’approvazione dei principali documenti finanziari, sussistono “indici sintomatici di non congruità dell’accantonamento a titolo di Fondo crediti di dubbia esigibilità a chiusura del 2023, con conseguente proiezione sull’effettiva corretta rappresentazione e veridicità del risultato di amministrazione”, l’insufficiente quantificazione del Fondo garanzia debiti commerciali, il superamento delle scadenze per il pagamento dei debiti per transazioni commerciali, determinante un indice di tempestività negativo per 64,42 giorni nel 2023. E ancora: il mancato rispetto dell’obbligo dell’integrale restituzione a fine esercizio delle anticipazioni di tesoreria per ingenti importi; disallineamenti e scorrettezze contabili relativi alle registrazioni di tesoreria non riflettenti la situazione reale dell’ente.(riproduzione riservata)
comunicato stampa

