Coronavirus, lettera di una studentessa mazarese che studia a Roma e si trova in quarantena

Coronavirus, lettera di una studentessa mazarese che studia a Roma e si trova in quarantena

La studentessa mazarese studia infermieristica alla Sapienza

Tutto ciò che non conosciamo ci fa paura. L’ignoto non è mai piaciuto all’essere umano e,

fisiologicamente parlando, lo blocca e lo terrorizza.

Ma è proprio in momenti come questi che bisogna risollevarsi e credere in un futuro migliore,

un futuro che, sono sicura, arriverà presto. Ed è proprio questa la prospettiva che mi sono imposta in

questi giorni di quarantena domiciliare.

Mi chiamo Silvia Argirò, sono una studentessa del terzo anno di Infermieristica dell’Università

“La Sapienza” di Roma. Il 4 Marzo 2020, durante il mio tirocinio in Pronto Soccorso, sono entrata

in contatto con due pazienti positivi al tampone per il coronavirus, un turno durato 15h. Quindici

ore che sono sembrate interminabili. Il lavoro gravava sulle nostre spalle.

La giornata è iniziata con un sorriso che pian piano, insieme alla stanchezza che cresceva, è andato

affievolendosi. Tuttavia, si è cercato di andare avanti senza mai arrendersi.

Fra i banchi dell’Università insegnano a mantenere la calma, la lucidità, ad applicare il “problem

solving” e ad erogare i servizi tramite EBN (Evidence BasedNursing) ma si comprende che in una

realtà così esistono altre priorità: la priorità della vita, la priorità di preservare la vita individuale e

collettiva, quella personale, dei colleghi, dei pazienti, da assistere e curare.

Chi opera all’interno delle strutture sanitarie sente gravare addosso una indicibile responsabilità: la

vita è nelle sue mani, quelle mani che iniziano ad essere indolenzite ma che si muovono in fretta,

spinte da una ferrea volontà.

Il mio pensiero è rivolto ai colleghi, che in queste ore stanno lavorando incessantemente,

indossando le mascherine, destinate a lasciare per sempre segni indelebili sui loro volti, con lo

sguardo stremato e con la speranzosa voglia di potersi riposare anche solo per un attimo.

Non si dimentichi che sono gli stessi volti che abbiamo incontrato ieri, che incontriamo oggi e che

rincontreremo domani fra le corsie.

A questi volti vada ogni ringraziamento, il “grazie” che non sarà mai grande abbastanza per tutto il

lavoro, i sacrifici e le sfide che questi eroi affrontano, per donare la speranza, in mezzo a tante

incognite, e regalare la luce del “domani” nel tunnel delle difficoltà.

– Silvia Argirò