Mazara, la Regione revoca il finanziamento di 1,7 mln per San Carlo Borromeo

Mazara, la Regione revoca il finanziamento di 1,7 mln per San Carlo Borromeo

La struttura non ha mai aperto i battenti

Doccia gelata per il Comune di Mazara del Vallo. La Regione ha, infatti, deciso di revocare il finanziamento di ben 1,7 milioni di euro concesso nel 2010 per la ristrutturazione del complesso immobiliare San Carlo Borromeo che sarebbe dovuto diventare un centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati. Motivo? A distanza di anni, nonostante i lavori siano stati completati da tempo, la struttura è tuttora chiusa e non in funzione. Tanto è bastato per far sì che la settimana scorsa il dirigente generale del dipartimento regionale della Famiglia, Rosolino Greco, ha firmato il decreto di revoca del finanziamento e, quindi, il comune dovrà restituire, salvo ricorso alla giustizia amministrativa, 1 milione e 700 mila euro. Un vero e proprio fulmine a ciel sereno, insomma, per una storia iniziata 10 anni fa e conclusasi malamente. Come si ricorderà, il finanziamento venne ottenuto dall’allora amministrazione comunale guidata da Nicola Cristaldi. Inizialmente i fondi a disposizione erano oltre 3 milioni ma a seguito di una variante predisposta dal comune nel 2014 la somma si ridusse a poco più di 1,7 milioni. I lavori sono stati completati nel 2017 ma finora la struttura è rimasta chiusa. Nel marzo 2019 l’amministrazione chiese un cambio di destinazione d’uso del complesso. Il successivo mese di maggio (nel frattempo si è insediata la nuova amministrazione guidata da Quinci) una delegazione della Regione è venuta a Mazara e ha verificato di presenza la mancata entrata in funzione della struttura. Passano alcuni mesi e lo scorso 11 settembre 2020 viene avviato ufficialmente il procedimento di revoca del finanziamento. Il Comune ha cercato in due occasioni di fornire in queste settimane giustificazioni e osservazioni che però non sono state sufficienti e dichiarate “inaccettabili” per interrompere il procedimento di revoca. Cosi si è arrivati all’epilogo finale di una brutta storia che costerà alle casse comunali una somma non indifferente.